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Storia· 23 maggio 2025· Turin

Poesia in pubblico: una nuova collaborazione con Ellen Deckwitz

Poesia in pubblico: una nuova collaborazione con Ellen Deckwitz

Come il Poem Booth porta la poesia in strada, insieme a una delle scrittrici più celebri dei Paesi Bassi

Siamo entusiasti di annunciare una nuova collaborazione con Ellen Deckwitz — acclamata poetessa, editorialista dell'NRC, attuale poetessa civica di Amsterdam e vincitrice del prestigioso Premio Ciampi italiano per la sua raccolta Hogere Natuurkunde. La sua opera è nota per la chiarezza, l'arguzia e la profondità emotiva, e ora, per la prima volta, viene portata in un contesto completamente nuovo: il Poem Booth.

Il Poem Booth non è una tradizionale installazione poetica. Ispirato alle vecchie cabine fotografiche che si trovavano nelle stazioni ferroviarie, è una macchina che scrive poesia — non in modo generico, ma personale. Premi un pulsante e genera una poesia scritta su di te. Non un espediente, ma un momento di riflessione. Qualcosa di inaspettato, in un linguaggio che risuona.

Ellen ci ha donato qualcosa di incredibilmente generoso: l'accesso all'intero corpus della sua opera poetica. Non per citarlo, ma per imparare da esso. Abbiamo lavorato a stretto contatto con lei per sviluppare un prompt — il meccanismo nascosto dietro il Poem Booth — che permettesse a un modello linguistico di scrivere poesie ispirate alla sua voce e al suo tono. Nei nostri primi test, i risultati non erano ancora all'altezza. È emerso che la poesia di Ellen era così precisa, così stratificata, che il modello faticava a replicarne la chiarezza. Alla fine, lasciando che il modello adattasse il prompt in base alla sua scrittura — anziché vincolarlo — i risultati sono diventati molto più convincenti.

Ellen è rimasta affascinata da questo processo. È appassionata di nuove tecnologie, ma ancora di più del mantenere la poesia accessibile. Vede il Poem Booth non come un sostituto, ma come un nuovo modo di condividere la sua opera — di portare la poesia a persone che altrimenti forse non aprirebbero mai un libro di poesie. "Si tratta di far uscire la poesia dalla pagina", ci ha detto, "e portarla nello spazio pubblico".

"Si tratta di far uscire la poesia dalla pagina e portarla nello spazio pubblico."

— Ellen Deckwitz, poetessa civica di Amsterdam

È qui che crediamo viva davvero il Poem Booth — non solo come opera d'arte, ma come apparecchio dell'incontro. Non è qualcosa da usare da soli, come un'app. È un momento pubblico, condiviso. Ti fermi davanti allo specchio, la macchina ti guarda, appare una poesia — e all'improvviso la stai leggendo ad alta voce. Con amici, sconosciuti, altre persone intorno. È quella lettura condivisa, quella breve connessione, a dare senso all'esperienza.

Le prime poesie di questa collaborazione sono state presentate in italiano al Salone Internazionale del Libro di Torino, con l'aiuto di una traduttrice letteraria che ha adattato il linguaggio in modo ritmico e melodico per un pubblico italiano. In pochi giorni sono state generate oltre 8.000 poesie. Il progetto è stato sostenuto dalla Dutch Foundation for Literature e dall'Ambasciata dei Paesi Bassi in Italia, nell'ambito di una missione più ampia volta a rendere visibile all'estero la letteratura olandese.

Ma per noi, il vero impatto risiede altrove.

In un'epoca di messaggi fugaci e scroll infiniti, il Poem Booth offre qualcosa di inaspettatamente duraturo. Non solo la poesia stampata — ma la sensazione che crea. Una pausa. Una presenza. Un momento di connessione.

La tecnologia non deve per forza isolarci. Può unirci. Soprattutto quando è al servizio di qualcosa di così umano — e necessario — come la poesia.